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NBA 2K21: più (e meglio) delle ultime versioni

L’edizione 2021 del simulatore arriva quando non abbiamo ancora incoronato il campione del 2020.

La pandemia sembra anche aver influito su un gioco tanto buono quanto è continuità. NBA 2K20 è stata la miglior partita di basket dello scorso anno, senza dubbio (non che ci fosse molta concorrenza, ovviamente).

Esattamente lo stesso era previsto da 2K21; Ne più ne meno.

Visual Concepts e 2K hanno ritoccato tutto ciò che può essere ritoccato nel loro cammino lungo un percorso continuo che ha come meta, ancora una volta, il trono del basket virtuale. Le novità, ovviamente, restano più a colpi di scena che a ripensare l’esperienza. Sai: se funziona, perché cambiarlo?

Chi passa dall’edizione 2020 a quest’anno difficilmente noterà cambiamenti; Roster aggiornati, giocatori con statistiche adattate alla loro ultima stagione e gameplay familiare.

Non è facile trovare l’equilibrio che giustifica l’acquisto di un nuovo gioco e allo stesso tempo ci porta un prodotto conosciuto che è proprio quello che speriamo di trovare. 2K sa come farlo: lo stesso ogni anno, per favore e grazie. In questa occasione la pandemia può aver colpito, perché i cambiamenti arrivano – nel bene e nel male – con un contagocce.

Così, in 2K21 la novità principale è la storia della modalità My Career, che questa volta si intitola ‘The long shadow’. Come si evince dal nome, ci mettiamo nei panni del figlio di una leggenda del basket universitario che non è mai arrivato in NBA e che è interpretato da Jesse Williams (Jackson Avery in Grey’s Anatomy)

Michael K. Williams (l’indimenticabile Omar Little di The Wire) e Djimon Hounsou (Korath in Guardians of the Galaxy) entrano a far parte di una squadra in cui sono presenti anche cameo dal mondo del basket, ma che è un po ‘inferiore rispetto allo scorso anno .

Il racconto passa anche da una riflessione (leggera e tangenziale, ma riflessione) sulla vita degli atleti universitari a un insieme di scene piuttosto blande. La sceneggiatura è condita da tutti gli argomenti che potremmo aspettarci e dalla strana decisione che, a lungo andare, è abbastanza irrilevante.

Come accaduto lo scorso anno, quando si arriva in NBA si dimentica tutto.

Sebbene sia sempre apprezzato che ci sia una storia in quanto tale in questa modalità, sembra che lo sforzo narrativo sia stato minimo e ci ritroviamo con un pastiche di sentimentalismo più tipico della pubblicità natalizia di una banca che di un videogioco che spera di essere tripla A .

Un altro aspetto su cui si dovrebbe lavorare è il draft, in quanto sembra che finiremo sempre nella nostra squadra del cuore se faremo bene nel prologo e ci alleneremo con loro.

Narrativamente ha senso, ma perde la pazienza se questo mette i primi due pick nelle mani di un franchise (i Sixers, nel mio caso) che nel mondo reale non è nemmeno alla lotteria.

La buona notizia è che se questo viene ottimizzato e migliorato per fare in modo che lo script ci accompagni, almeno nei primi mesi di gara (se la squadra deve trasferire la sua stella per scommettere su di noi, per esempio) questa modalità fare un passo da gigante con la prossima generazione.

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